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Steve Bannon, un’enorme fake news per piegare l’Europa ai diktat commerciali di Trump.

Di Marco De Andreis

Continua il grand tour di Steve Bannon in Europa. Oggi, sabato 22 settembre, alle 18.00, sarà sull’isola Tiberina alla festa di Atreju, cioè Fratelli d’Italia, cioè Giorgia Meloni. La quale ha già annunciato di voler aderire a The Movement, l’organizzazione ombrello dei sovranisti europei con (lussuosa) sede a Bruxelles creata da Bannon, cui già si è unita la Lega di Matteo Salvini.

Ci sarebbe da ridere per la quantità di enormi contraddizioni che questo tentativo di fare l’internazionale dei nazionalisti genera. Se non ci fosse da piangere per il fatto che alle contraddizioni pare non badare più nessuno – come direbbe Bannon, anything goes. I media riportano queste cose come se avessero senso e tutti ci stiamo abituando alle sparate quotidiane del populista di turno.

Le butto lì, a caso. Chessò, il sito La Voce del Patriota, dove si può trovare il programma completo della festa di Atreju, spiega che “Bannon ha creato la Fondazione ‘The Movement’ in risposta alla Open Society di George Soros”. Strana risposta. The Movement chiede e ottiene adesioni di partiti e ha un obiettivo esplicitamente elettorale: le europee del 2019. Open Society ha, almeno finora, finanziato la società civile, non partiti. Non corre a nessuna elezione. Open society promuove un’idea: la democrazia liberale, la democrazia nello Stato di diritto. The Movement non ha nessuna idea, se non sfasciare l’Europa che c’è to make Hungary great again – sempre come direbbe Bannon.

Oppure, sentite questa della Meloni intervistata dall’Huffington Post: “smontare questa Unione di tecnocrati per ricostruire una confederazione di Stati nazionali liberi e sovrani è il nostro obiettivo”. Ri-costruire? Ma quando mai c’è stata in Europa una confederazione? Gli Stati nazionali sono già liberi e sovrani, anche troppo, e non c’è niente, non una federazione, né una confederazione. C’è solo una grande authority sul mercato e la concorrenza e una Banca Centrale – istituzioni per fortuna in mano ai tecnocrati non solo in Europa ma in tutto il mondo civile.

Come può The Movement mettere d’accordo Salvini, che vuole distribuire i rifugiati in tutta Europa, e Viktor Orban, che non lo vuole affatto? Che hanno da guadagnare l’Italia, l’Ungheria, la Francia sovranista che immagina Marine Le Pen, a ritrovarsi ciascuno per conto proprio di fronte ai dazi di Donald Trump? E a nessuno viene il sospetto che Bannon – lo stratega elettorale di Trump – ci tenga tanto a sfasciare l’Unione Europea proprio perché è l’argine più forte contro i diktat commerciali di questa amministrazione americana? De Gaulle si rivolterà nella tomba allo spettacolo di una soi-disant nazionalista francese come la Le Pen, subordinata agli interessi americani.

Ma che avrà mai ‘sto Bannon, allora, per mettere tutti in fila i sovranisti europei? Un grande, sofisticato pensiero, una teoria politico-filosofica di spessore? Macché, manco quello. Non ha scritto niente di rilevante.

A leggere Devil’s Bargain, di Joshua Green, un’approssimazione a una sua biografia, si viene a sapere che l’uomo è di formazione e fede cattolica, sostenitore della destra vaticana capitanata dal Cardinale Raymond Burke. È stato ufficiale di marina, poi alla Harvard Business School e da lì a Goldman Sachs. Ha fatto i soldi (cattivi solo quando li fanno George Soros o Warren Buffet) specializzandosi nella finanza hollywoodiana, in particolare trovando un sistema di misurare in modo affidabile il valore patrimoniale degli archivi (i film già prodotti) delle case di produzione. Ha prodotto e diretto nel 2011 un documentario di nessun successo su Sarah Palin, The Undefeated – stesso titolo di un film del 1969 con John Wayne e Rock Hudson.

È un appassionato lettore degli scritti di Julius Evola. E di quelli di René Guénon, un metafisico e occultista francese, cresciuto cattolico, poi diventato massone e infine musulmano sufo – o sufi, o sufista, scusate non so come si dice, non me ne intendo.

Un buon compendio delle sue idee – ideologia è parola troppo grossa – si trova in questa trascrizionedi un suo intervento via Skype a una conferenza dell’Istituto per la Dignità Umana tenutasi in Vaticano nel 2014. Pensa che l’Occidente giudaico-cristiano deve difendersi da un attacco potenzialmente mortale del mondo  islamico. Che è un attacco non solo armato, ma anche, forse soprattutto, culturale. Ciascuna nazione occidentale  deve difendere la propria identità giudaico-cristiana da questo attacco – cui invece stanno spalancando le porte il relativismo culturale delle élite politico-finanziarie dell’occidente. Ciascuna nazione per conto suo perché non c’è identità per le persone al di fuori di quella nazionale.

A Joshua Green ha detto: “Bisogna controllare tre cose: i confini, la moneta e l’identità militare e nazionale. La gente comincia a rendersene conto e i politici dovranno seguire”.

Tutto qui. Non c’è nient’altro degno di nota.

Oddio, a essere generosi c’è l’attenzione all’aspetto culturale della politica – ad esempio in relazione al confronto con col mondo islamico. Ma questa non è una sua convinzione originale. Pare gli sia stata trasmessa, invece, da Andrew Breitbart, il fondatore di Breitbart News(e ahimè, dell’Huffington Post), morto nel 2012 a soli 43 anni, il quale sosteneva che la politica è a valle della cultura (politics is downstream from culture)– conclusione cui era arrivato in modo meno sintetico, Antonio Gramsci.

Guarda caso l’operazione di Breitbart e Bannon – vincente con l’elezione di Trump – è stata proprio quella di strappare l’egemonia culturale alla cosiddetta élite liberale internazionalista, sostituendola con una, se non nazional-popolare, certo nazional-populista.

Ma queste sono chiacchiere. Sappiamo come ha funzionato e funziona: con Breitbart News, sinonimo di fake news, con i troll russi, con l’andare direttamente alla giugulare degli avversari (il libro Clinton Cashne è un esempio), con i dati sugli utenti dei social network ramazzati da Cambridge Analytica, con i soldi, tanti soldi, di mecenati come Robert Mercer,  un finanziere proprio come Soros, solo di ultra-destra.

E a queste cose puntano Salvini e la Meloni, la Le Pen e Orban.  Questo è The Movement. E non può essere nient’altro perché idee non ne hanno loro e non ne ha Bannon. È un patto col diavolo, devil’s bargain. Facciamolo fallire.

 

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