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Il caso dell’Ospedale di Sondrio è il frutto del seme dell’odio di una politica locale infima

di Stefano Morcelli

Oggi sono amareggiato, ma per niente sorpreso.

La triste vicenda accaduta al pronto soccorso del capoluogo della mia provincia è stata riportata dalla maggior parte dei quotidiani online generando una grande quantità di commenti sbalorditi, increduli di così poca empatia verso la morte di un piccolo figlio.

Eppure a me le parole riportare in quella sala d’attesa non hanno per nulla sorpreso, abituato ormai da quasi 5 anni a leggere, e ricevere, su facebook i peggiori insulti dei valtellinesi verso una specifica tipologia di persone: gli immigrati e coloro che li aiutano.

Tornando indietro fino a cinque anni fa, quando ho iniziato ad insegnare la lingua italiana assieme a tante altre buone persone con cui ho fondato Associazione Rueido Bormio , mi vengono in mente tanti episodi che hanno segnato il percorso dell’odio sviluppato in questa valle:

gli insulti rivolti a dei giovani africani ospitati al CAS perché si erano fotografati mentre facevano il bagno alle Terme di Bormio insieme alle tante cialtronerie raccontate da alcuni residenti su presunte epidemie di tubercolosi;

i toni esasperati utilizzati da alcuni cittadini di Grosio per la mobilitazione ad una raccolta di firme quando un albergatore ha valutato la possibilità di ospitare alcuni richiedenti asilo (https://www.ilgiorno.it/…/cronaca/grosio-immigrati-1.2801741);

i tanti insulti che si leggevano nel gruppo “non vogliamo migranti clandestini a Grosotto” dopo che il parroco e la Caritas diocesana avevano iniziato un percorso per portare una famiglia in paese;

le assurde discussioni che hanno coinvolto i migranti di Cosio che raccoglievano troppe castagne;

il caso di violenza a Morbegno e di stereotipi qualunquisti sull’assoluto connubio tra immigrazione e spaccio di droga che probabilmente secondo qualche benpensante prima degli immigrati non si era mai vista.

Se questi fatti risultano troppo datati, allora basta farsi un giro sulle pagine social dei canali di informazione locale: La Provincia di Sondrio, Centro Valle, Radio Tsn, TeleUnica, SondrioToday e leggere le valanghe di commenti riguardanti i casi di cronaca che coinvolgono persone straniere e che casualmente sono sempre quelli che generano il maggior engagement: c’è da aver paura delle possibili azioni che commetterebbero alcuni commentatori.

I semi dell’odio sono stati sparsi in Valtellina per molto tempo, trovando un clima ancora più adatto che per la coltivazione della segale o del grano saraceno, e sono stati concimati da una classe politica locale infima che ha guadagnato consenso instillando diffidenza e rabbia verso un un paio di migliaia di esseri umani che sono stati ospitati nella nostra provincia in questi anni.

L’indignazione è molta sotto i post che oggi parlano di questo caso, ma non serve a cambiare i fatti: troppi cittadini della splendida Valtellina, terra di Pizzoccheri, Bitto e dell’altissima e purissima acqua, stanno scivolando nel baratro del disprezzo verso chi ha l’unica colpa di avere un diverso colore della pelle ed essere arrivato a cercare una vita migliore tra le Alpi Retiche e le Orobie.

Ad averli spinti in questo dirupo c’è stata una chiarissima demagogia profusa incessantemente in decine di occasioni su tutto il territorio provinciale e culminata con il sostegno alla candidatura di un sindaco, poi eletto.

Volete indovinare quali furono i primi temi trattati nella piazza principale di Sondrio davanti a migliaia di elettori sostenitori?
Avete indovinato.
I pericolosissimi invasori.
Gli immigrati clandestini.

Oggi non serve provare vergogna.

Serve provare umanità.

Serve volontà nel fermare la caduta.

Serve impegno nel proporre a questa valle di riscoprire valori più alti, apprezzandone il benessere che ci può dare nonostante i molti problemi che viviamo, ma di cui queste persone venute da lontano non hanno nessuna colpa, se non quella di averci trovato un posto in cui vogliono rimanere, a differenza di chi, preferendo andarsene, la riempie di insulti senza portare alcuna proposta di miglioramento.

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