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Addio a Marisa Galli, la suora che si batteva per il diritto al divorzio

di Emma Bonino e Gianfranco Spadaccia 

E’ morta a 90 anni Suor Marisa Galli nel convento dove si era ritirata 30 anni fa. Suor Marisa Galli era una religiosa che, nella sua regione, l’Emilia Romagna, aveva scelto di stare accanto alle famiglie disgregate che negli anni cinquanta e sessanta erano enormemente aumentate a causa delle migrazioni interne ed esterne e del trasferimento di parti consistenti della popolazione dalle campagne alle città. Fu questa esperienza e la vicinanza ai “fuorilegge del matrimonio” – una condizione che colpiva e veniva sofferta soprattutto dalle classi più disagiate – che la indusse al momento del referendum sulla legge Fortuna a schierarsi con i “cattolici del No”, un gruppo di personalità e di associazioni che contribuirono alla maggioranza popolare del 60% che respinse la richiesta clericale di abrogazione del divorzio per ripristinare, attraverso di essa, l’indissolubilità del matrimonio.

Per la sua esperienza diretta assistenziale e religiosa, Marisa Galli sapeva che le famiglie “fuori legge” (formate da conviventi e di figli non riconosciuti) costituivano un gravissimo problema sociale che solo il divorzio e la possibilità di nuovi matrimoni poteva sanare. Nel 1976 le proponemmo di candidarsi nelle liste radicali e, sorprendentemente, accettò la proposta radicale in una situazione in cui non sapevamo se avremmo raggiunto i requisiti minimi necessari per avere alcuni eletti. Risultò prima non eletta in alcuni dei quattro collegi in cui eleggemmo quattro deputati, due donne (Adele Faccio ed Emma Bonino) e due uomini (Marco Pannella e Mauro Mellini). Lavorò al gruppo come “deputato supplente” e nel 1978 subentrò ad uno dei quattro eletti. Fu rieletta nel 1979 per la legislatura successiva. A causa di alcuni dissensi politici passò poi al gruppo di Democrazia proletaria.

Trenta anni fa decise di rientrare nel suo Ordine religioso, che la accolse a condizione che non si occupasse più di politica, ritirandosi in un convento.

Gianfranco Spadaccia, che nel 1976 era segretario del Partito Radicale, la ricorda come “una donna di grande coraggio civile e di profonda religiosità: due qualità che le consentirono la collaborazione e il dialogo, nell’arco di due legislature, con la diversità radicale, in cui l’anticlericalismo convive con un forte spirito di tolleranza e, anche, di religiosità laica. Ho sempre rispettato le sue scelte. E mi è mancata in questi anni la sua amicizia”.

 

 

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