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DL Liquidità: Copertura finanziaria insufficiente. Bisogna costruire un vero fondo pubblico

Di Piercamillo Falasca e Paolo Costanzo

Con il DL liquidità, la Sace è autorizzata a concedere garanzie pubbliche fino al 90% per i crediti concessi dalle banche alle imprese, fino a un impegno complessivo di 200 miliardi (di cui 30 per le piccole e medie imprese). Peccato che la copertura finanziaria prevista dal governo nel decreto in via di approvazione sia di appena 1 miliardo (vedi bozza sotto)! Significa che le banche dovrebbero concedere entro dicembre 2020 prestiti fino a 200 miliardi confidando sul fatto che – nonostante fallimenti, sofferenze e ritardi nella restituzione – sarà sufficiente avere a garanzia appena 1 miliardo di risorse statali su cui eventualmente rifarsi? O forse si spera che basti la “promessa” del debito pubblico futuro (coperto dalla BCE) perché le banche facciano credito a tutti, piccoli e grandi, senza troppe valutazioni di merito?
Le banche non sono né angeli né demoni, fanno quel che possono sulla base delle risorse che hanno e dei progetti che vengono loro presentati. Non basta dire “garanzia pubblica al 90%” perché i soldi inizino a crescere sugli alberi e le banche a distribuirli a pioggia. Tra qualche mese, partirà la solita favoletta delle banche cattive che non finanziano quando dovrebbero, nonostante Conte “abbia dato” loro i soldi.
L’Italia oggi ha il dovere di infondere rapidamente e concretamente liquidità nel sistema delle imprese, ma deve farlo con misure adeguate, concrete e finanziariamente coperte, non con roboanti annunci da 400 miliardi (perché non 1000 o 2000?), spacciati per risorse stanziate o evocati come soldi già a disposizione da qualche parte, come uno scrigno del tesoro.
Abbiamo soluzioni alternative? Si abbia il coraggio di costituire un fondo pubblico che realmente garantisca i prestiti che le banche concederanno alle imprese, finanziato recuperando risorse da spese oggi inutili e sprechi intollerabili, non con un assegno scoperto dello Stato. E si abbia la forza e la serietà di non promettere soldi facili a tutti, ma di chiedere alle imprese che accedono ai fondi di accettare la sfida della modernizzazione, oltre che la possibilità di trasformare i crediti concessi in patrimonio dell’azienda, perché le imprese di investimento entrino nella compagine sociale e scommettano insieme all’azienda e alla crescita che può essere da loro assicurata grazie a sistemi di governance improntati alla sana e prudente gestione dell’attività.
Meno conferenze stampa, più misure concrete e sostenibili.

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