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Belgio tra boom di morti Covid e rischio di tensioni sociali. Ma la situazione è davvero così seria?

di Antonino Barbera Mazzola, Tesoriere Più Europa Bruxelles in Europa


Volendo parafrasare Ennio Flaiano, la situazione sanitaria in Belgio “è grave ma non è seria.”

Secondo l’analisi dell’università Johns Hopkins, il Belgio è il terzo paese al mondo per numero di morti da COVID-19 ogni centomila abitanti, dietro San Marino e Perù. Tuttavia la metodologia di conteggio del governo belga, definita dell’ex-ministra alla Salute Maggie De Block una scelta di “diligent counting”, tende a sovrastimare l’impatto della pandemia nel paese – per esempio registrando ogni persona che muore in una casa di riposo come vittima del virus in caso di sintomi anche in assenza di test.

All’interno del paese coesistono realtà molto differenti: come l’elevato contagio nei quartieri ad alta densità abitativa della capitale Bruxelles e i numeri meno preoccupanti dei quartieri residenziali.

La situazione politica

La pandemia è coincisa con una crisi politica simile a quella che lasciò il Belgio senza governo per la seconda metà del 2010 e quasi tutto il 2011.

L’1 ottobre 2020, quasi cinquecento giorni dopo le elezioni federali di maggio 2019, si è raggiunto l’accordo per un nuovo governo, con a capo Alexander De Croo dei Liberali e Democratici Fiamminghi (Open VLD), un partito che condivide con +Europa l’affiliazione all’ALDE.

Quando il 12 marzo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità sanciva la natura globale della pandemia, il governo federale era ancora retto in maniera provvisoria dalla prima ministra Sophie Wilmès* del Mouvement réformateur (ALDE anch’essi). In pochi giorni, il governo Wilmès, immutato nella sua composizione e senza una maggioranza in parlamento, riceveva dal Re i poteri di un governo ordinario per far fronte alla crisi sanitaria. Col governo De Croo la gestione della pandemia è passata dal comitato nazionale di sanità al comitato di concertazione, che ha ridotto il numero di tecnici a uno, così spostando le decisioni sul piano della responsabilità politica.


Le misure di contenimento

A fronte di un aumento dei contagi, il governo federale ha dovuto mettere in atto nuove misure di contenimento a partire dalla quarta settimana di ottobre. In aggiunta, le regioni di Bruxelles Capitale e della Vallonia hanno adottato misure complementari nell’esercizio delle proprie competenze. Le nuove restrizioni in Belgio sono meno severe di quelle primaverili e comparabili alle attuali restrizioni italiane, secondo l’Oxford stringency index.

A titolo di esempio: bar e ristoranti chiudono fino al 19 novembre, scelta che verrà successivamente rivalutata ogni due settimane. I mercati alimentari restano aperti senza la possibilità di consumare cibo e bevande, ma i mercati delle pulci e natalizi non avranno luogo. I settori economici chiusi riceveranno sussidi più alti che durante il lockdown ed esenzioni fiscali per tutto il 2020. E’ consentito vedersi fuori al massimo in quattro persone, e stare in casa al massimo con altre tre persone (le stesse nell’arco di due settimane). Nell’area di Bruxelles, da lunedì 26 ottobre, i negozi chiudono alle 20 ma l’asporto è consentito fino alle 22. Tra le 22 e le sei del mattino non si può in ogni caso uscire. I luoghi culturali, sportivi/ricreativi e di culto sono chiusi e i funerali hanno un limite di quaranta persone.

L’approccio del nuovo governo federale belga è in linea col recente auspicio della Presidente della Commissione europea von der Leyen a evitare se possibile un secondo lockdown.

Questo va nella direzione della proposta di +Europa “all’Unione europea il governo delle emergenze sanitarie”.

Le tensioni sociali e prospettive a breve termine

Anche se in Belgio le manifestazioni “no mask” sono arrivate solo con le misure contenitive attuali, mentre in Germania, Italia e Stati Uniti sono avvenute anche in primavera, si può ipotizzare che il sostegno e l’adesione collettiva alle restrizioni siano a rischio. Quando la Lombardia veniva ‘chiusa’ a inizio marzo, il virologo Steven Van Gucht – presidente del comitato scientifico a supporto del governo – prontamente escludeva l’eventualità di misure simili in Belgio, in quanto sarebbe bastato il “buon senso” di chi avvertisse i sintomi del COVID-19 nel procedere all’isolamento e un ricorso più ampio al telelavoro. Questa marcata ‘propensione al rischio’ era vissuta male da alcuni nostri connazionali, come testimonia l’appello di Marco Bresolin (La Stampa) a un lockdown immediato anche in Belgio, pubblicato sull’edizione europea di Politico del 12 marzo.

Quando il 18 marzo si entra in lockdown, le restrizioni erano severe ma leggermente meno che in Italia. Per esempio, passeggiate, jogging e uscite in bici erano consentite, e agli alberi della foresta amazzonica è stato risparmiato l’abbattimento indotto dalla stampa di decine di milioni di autocertificazioni. Il mese successivo, nonostante il comitato scientifico avesse suggerito di mantenere una severità elevata, il governo si trovava costretto a concedere terreno alle imprese e rilassare alcune restrizioni per non favorire involontariamente una concorrenza sleale tra chi restava aperto e chi doveva chiudere.

Il personale ospedaliero si è mostrato critico verso il governo in più occasioni. Durante la sua visita ufficiale del 16 maggio all’ospedale Saint Pierre di Bruxelles, l’auto della premier Wilmès* è stata accolta da due file di medici, infermieri, operatori sanitari e pompieri che le davano le spalle in segno di protesta. Anche la questione della cosiddetta ‘movida’ rischia di acuire le tensioni sociali. Un episodio simbolico: la notte prima del solstizio d’estate, la polizia ha dovuto sgomberare piazza Flagey – iconico luogo del divertimento a Bruxelles – quando alla chiusura dei locali, centinaia di persone erano rimaste a socializzare in pacifica disobbedienza alle regole.

La sfida che attende le istituzioni – nazionali e locali – sembra quella di adattare le restrizioni all’evoluzione del contagio senza scatenare sentimenti di rigetto e compensando adeguatamente i ‘perdenti’, come le persone costrette all’inattività forzata. Da fine settembre è inoltre possibile scaricare Coronalert, l’equivalente belga di Immuni.

*al momento in cui scrivo Wilmès (45 anni) si trova in terapia intensiva dopo essere risultata positiva al virus. Le auguro una pronta guarigione

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