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Il Covid esplode nelle sovraffollate carceri italiane

di Ariela Briscuso

Il numero di contagi all’interno delle carceri italiane è in continuo ed allarmante aumento: secondo l’ultimo aggiornamento del Dap vi sarebbero 215 detenuti e 232 agenti penitenziari contagiati. Nel carcere di Terni sono positivi, ad oggi, circa il 10% dei reclusi.

Ieri nel carcere di Livorno è morto di coronavirus un detenuto 84enne. I provvedimenti presi da Bonafede nel cosiddetto “decreto ristoro” sono chiaramente insufficienti (nonostante siano già stati bollati dalla Lega come “svuotacarceri”), sia perché scaricano la responsabilità (nuovamente) sui magistrati di sorveglianza, già esposti a una gogna mediatica giustizialista per le scarcerazioni avvenute durante la prima ondata epidemica, sia a causa della disponibilità limitata di braccialetti elettronici.

Tuttavia, il punto che Bonafede si rifiuta di affrontare l’assurda impostazione che caratterizza il sistema penale italiano. Le carceri italiane sono, infatti, le più sovraffollate del Continente (dopo Belgio e Turchia), con un tasso medio di sovraffollamento del 119% (tasso che, in regioni come la Lombardia e il Veneto a fine febbraio 2020 era del 140 % e del 130%).

In Italia in carcere vi è un elevatissimo numero di suicidi (67 nel 2018, 53 nel 2019, 48 sino ad ora nel 2020), che corrispondono ad un tasso molto più elevato rispetto a quello della popolazione generale.

Nonostante negli ultimi anni si sia registrata una diminuzione dei reati, il numero di detenuti è stato in costante aumento. In Italia, inoltre, 1/3 dei detenuti è in carcere per reati legati alla droga (al TU 309/90 sugli stupefacenti), numero sproporzionato rispetto a quelli degli altri Paesi europei (solo il 12% dei detenuti tedeschi, ad esempio, è accusato di reati relativi alla droga).

Questo non accade perché in Italia il consumo e lo spaccio di sostanze stupefacenti sia più diffuso rispetto agli altri Paesi europei, ma perché in materia di droghe il nostro Paese ha una delle legislazioni più inefficacemente repressive. Infine, il dato più assurdo del sistema penitenziario è che (al 2019) il 34, 5% delle persone recluse è ancora in attesa di una sentenza definitiva (e ,quindi, costituzionalmnete innocente).
Ora è chiaro come il sovraffollamento non sia una “casualità” contingente che andrebbe risolta (come molti ministri della giustizia hanno millantato di potere fare) con la costruzione di nuove prigioni, ma è una conseguenza colpevole di un sistema penale eccessivamente e sproporzionatamente repressivo e di un ricorso continuo alla carcerazione preventiva.

Questi problemi, che Bonafede nega sin dal sui insediamento e che ora, quando sono quanto mai  palesi, tenta di ignorare, sono la reale causa della situazione di vulnerabilità epidemica delle carceri e dei contagi: non si può pensare di risolvere la situazione, ignorando la verità per fedeltà all’ideologia giustizialista, tramite provvedimenti deboli e momentanei.
Solo una modifica seria e garantista del codice penale e in particolare del TU sugli stupefacenti può stabilizzare efficacemente la situazione delle prigioni italiane.

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