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Nuovo Dpcm: giusti i criteri ma inspiegabili i ritardi

di Giordano Masini

Il nuovo dpcm affronta l’emergenza con nuovo approccio, basato sulla differenziazione delle
misure a seconda della gravità della situazione nelle diverse aree geografiche.

Questa ci sembra una novità ragionevole, dal momento che comunque un inasprimento delle misure restrittive appare necessario.

Anche la scelta di graduare il ricorso alla DAD è un passo avanti rispetto alla fase uno, quando le scuole furono chiuse per prime.

Non sembra invece altrettanto ragionevole la richiesta delle regioni di unificare le chiusure su scala nazionale, mentre era più che condivisibile la loro richiesta di venire incontro alle categorie più danneggiate non dopo, ma contestualmente al varo di questo dpcm, che avrebbe potuto e dovuto contenere anche la parte sui ristori.

Ci sembrano però incredibili e inspiegabili i ritardi dell’entrata in vigore – slittata a venerdì 6 novembre – di misure che hanno un enorme e problematico impatto sulle famiglie, i lavoratori e le imprese.

Se sono stati stabiliti dei criteri da applicare, si applichino senza tirarla per le lunghe con trattative e negoziati che non hanno nulla di scientifico.

Continuiamo a evidenziare con rammarico la scarsa trasparenza sui criteri che hanno ispirato le scelte, e il ricorso stesso allo strumento del dpcm, che ormai dovrebbe essere superato se non fosse il segno inequivocabile e preoccupante della fragilità e delle divisioni della maggioranza di governo. Ci auguriamo per il bene di tutti noi che le decisioni prese possano sortire gli effetti sperati nel minor tempo possibile, ma proprio per questo ogni giorno perso è perso per davvero.

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