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Salvare Alitalia e affossare Italo, un duplice delitto

Di Carmelo Palma

Alitalia era già fallita prima del Covid e, con la scusa del Covid, lo Stato solo nel 2020 ha stanziato 3 miliardi per nazionalizzarla (per l’ennesima volta nella sua storia) e 350 milioni di euro per indennizzarla delle perdite di fatturato dovute alla pandemia. Italo era in utile fino alla pandemia, poi per effetto della crisi economica e delle restrizioni alla mobilità interregionale e alla capienza dei treni (50% dei posti disponibili) ha iniziato a fare viaggiare i treni in perdita e la perdita complessiva dovrebbe ammontare a fine anno tra i 400 e i 500 milioni di euro. Degli indennizzi previsti complessivamente per i servizi ferroviari passeggeri e merci dal ‘decreto rilancio’ a Italo dovrebbero spettare circa 180 milioni in 15 anni, cioè circa 12 milioni all’anno. Basta questo a dimostrare che nel settore dei trasporti il Governo ha usato il Covid come alibi di un duplice delitto, non sostenendo le aziende del settore secondo un uguale criterio, ma scegliendo chi salvare e chi affossare.

Il risultato sarà di tutelare un campione nazionale del trasporto aereo che non sa stare sul mercato e i treni dell’alta velocità ‘di Stato’ di Trenitalia, da un competitor il cui ingresso sul mercato ha invece incrementato l’offerta e ridotto i prezzi per i viaggiatori. Alla fine salvando Alitalia e affossando Italo il governo farà un duplice danno, sia per il bilancio pubblico, sia per quello privato di milioni di italiani.

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