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Così a Hong Kong muore la democrazia

di Ariela Briscuso

Il comitato permanente dell’assemblea nazionale del popolo ha adottato una risoluzione di applicazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale che permette alle autorità di Hong Kong di congedare i membri del Legco, il Consiglio legislativo, che sosterrebbero l’indipendenza di Hong Kong o che sarebbero collusi con potenze straniere. Questa mattina, con effetto immediato, 4 parlamentari dell’opposizione democratica sono stati “espulsi”.

Dennis Kwok, Alvin Yeung, Kwok Ka Ki e Kenneth Leung.

E per tale motivo i deputati dell’opposizione nel Legco hanno annunciato le loro dimissioni di massa di fronte a quella che definiscono oramai la morte del “one country, two systems”. La risoluzione adottata da Pechino che permette all’esecutivo di Hong Kong di “congedare” i membri del Consiglio legislativo, è, come evidenziano le opposizioni , una violazione della Joint Declaration Sino-britannica su Hong Kong, un segno della fine ancora più chiaro dell’alto grado di autonomia concesso ad Hong Kong.
Ed è una chiara violazione del principio della separazione dei poteri: l’esecutivo di Hong Kong può in tal modo, senza passare per via giudiziaria, espellere direttamente i parlamentari che non ritiene ideologicamente adeguati, legalizzando ed istituzionalizzando nella maniera più totale la repressione di ogni opposizione ed andando così incontro ad una forma di Governo sempre più autoritaria.
Il presidente Xi aborrisce la forma di governo “costituzionale” e la separazione dei poteri, come aveva scritto lui stesso in un articolo sul Qiushi Journal. Ciò che Pechino sta facendo è cercare di eliminare gli elementi liberali nella forma di governativa di Hong Kong quale scelta di contrapposizione ideologica. La legge sulla sicurezza nazionale, la stretta su Hong Kong, non sono questioni “interne” di Pechino, non sono questioni di “sicurezza nazionale”, ma sono una battaglia ideologica al liberalismo, al costituzionalismo, e ai giovani di Hong Kong che – pur, secondo Pechino, dovendo essere culturalmente estranei allo Stato di Diritto – combattono per la libertà.
Il ministro degli esteri Di Maio, invece di continuare ad avere posizioni ambigue sulla Cina, dovrebbe far sentire la sua voce su questa ennesima e gravissima violazione dello Stato di Diritto ad Hong Kong.
È ironico notare che Dennis Kwok, uno dei parlamentari espulsi, avvocato e una delle figure più in vista dell’opposizione ad Hong Kong, aveva fatto una serie di conversazioni registrate assieme al politologo americano Ian Bremmer sulla sempre più preoccupante situazione ad Hong Kong, durante una di queste conversazioni trasmesse su facebook Kwok aveva evidenziato come la collusione con potenze straniere, che diveniva reato secondo la legge sulla sicurezza nazionale, fosse un concetto vago e pericoloso e come, allora, anche tali conversazioni avrebbero potuto essere considerate dalle autorità cinesi quali interferenze straniere. Apparentemente lo sono state.

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