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Il naufragio dei navigator: dovevano trovare lavoro agli altri ma rischiano di perdere il proprio

di Luca Monti
C’era una volta l’Italia di santi, poeti e navigator.
Qualcuno aveva preso alla lettera l’ultima delle nostre vocazioni, pensando di affidare le sorti delle persone in difficoltà, bisognose del reddito di cittadinanza, a un plotone di giovani professionisti della ricollocazione.
Con un contratto precario e un mandato generico, dopo una lunga selezione e un po’ di formazione, con fatica erano entrati in azione al fianco degli operatori dei centri per l’impiego.
I risultati non si sono visti, anche perché il covid giustifica e cancella il ricordo dell’iniziativa tanto sbandierata, così come lo fu una fantomatica piattaforma che avrebbe finalmente agevolato l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Di queste fantascientifiche idee non è rimasto nulla se non la necessità di prepararsi per la ripresa, per la ricollocazione, per il lavoro dei giovani.
I bisogni sono rimasti e le soluzioni sono evaporate.
Nessuno è colpevole. Eppure era la facile soluzione messa sul tappeto dai 5Stelle. Ora sembra che il problema sia la collocazione dei giovani navigator più che quella dei loro assistiti, che da gennaio aumenteranno. Il loro contratto infatti scadrà a breve e nella manovra non è stato previsto alcun rifinanziamento del progetto.
+Europa propone un’alleanza tra pubblico e privato che coinvolga con intelligenza ed equilibrio le agenzie per il lavoro accreditate per un piano di servizi al lavoro moderni, come vediamo in molte nazione europee e in qualche regione italiana.
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