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Il flop dell’app del cashback e l’ideologia dello Stato tuttologo

di Luca Monti

Fare o acquistare? È un dilemma di chi fa impresa, uno dei tanti. Un esame di coscienza, qualche valutazione tecnica ed economica e poi si prende la decisione. Il contrario di ciò che avviene nel Governo quando si affrontano le questioni, tante questioni, che hanno a che fare con il digitale. È come se l’apprendista non avesse mai bisogno del maestro solo perché ha le mani grandi e le spalle larghe.

E così si ripetono le disgrazie dei click day, degli annunci delle lotterie, delle biciclette e monopattini in coda chilometrica nelle liste di attesa del sito internet di turno della nostra pubblica amministrazione. Eppure tutto il resto funziona? Corre? È in tempo reale? E la risposta è proprio lì. Veniamo al punto dell’ultima figuraccia. Una lotteria che si gioca sull’utilizzo del pagamento elettronico. Quel sistema che utilizza internet e che rende facile un pagamento attraverso 4 o 5 circuiti che fanno tutto. Ma allora non potevano fare anche questo? Se sono loro quelli bravi, che gestiscono gli acquisti, perché lo Stato non chiede loro di fare anche questo?

Di certo l’APP non è “a gratis”. Di certo non funziona bene. Deve gestire gli stessi flussi che quegli operatori gestiscono con efficacia ed efficienza, in sicurezza, gestendo i nostri soldi e i nostri dati da anni. Queste scelte rischiano di appesantire e mettere in cattiva luce un sistema, quello del pagamento elettronico, che in realtà funziona ed è semplice. Perché mettere sulle spalle del cittadino un’azione inutile. Per amore della APP, dell’ennesima APP di Stato?

A questo si aggiunge un’aggravante di fondo. Se si arena tutto – una, due e tre volte – allora questo “digitale” non risolve niente. Meglio l’omino con il timbro in mano allora, penseranno in molti. Il digitale invece è una grande realtà che può accorciare tempi, gestire un rapporto efficiente con la pubblica amministrazione, ridurre persino l’inquinamento e regalarci più tempo per le cose che meritano attenzione.

Il digitale è nelle vite di tutti noi. La verità è che, dalla comparsa dei Cinquestelle nella stanza dei bottoni, si è rotto il giusto rapporto tra pubblico e privato. C’è una diffidenza, che diventa arroganza, che va dagli aerei di Stato agli scontrini passando per tutto il resto. C’è un miraggio della grande IRI, che i più giovani di loro non hanno conosciuto e gli altri non hanno sperimentato, perché troppo impegnati nella lettura della Gazzetta dello Sport.

C’è un’ideologia dietro, quella di uno Stato tuttologo e imprenditore, che è l’opposto della nostra che valorizza la sussidiarietà, il ruolo delle imprese, la ricchezza della competenza.

A Milano di direbbe “Ofelè fa el to’ meste” (Pasticcere fai il tuo mestiere), e vale per le APP come per la politica.

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