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Vaccini: non basterà un tetto a forma di fiore per proteggerci dal Covid

Di Giordano Masini 

I rendering delle installazioni a forma di fiore in cui avviare la campagna vaccinale contro il Covid-19, presentati ieri alla stampa, rendono la misura perfetta della distanza tra governo e realtà, ovvero della rappresentazione fiabesca che il governo pretenderebbe di somministrare agli italiani.

Nel frattempo, oltre a non sapere ancora come sarà organizzata – nella realtà, non nelle slide con i disegni fioriti – una campagna vaccinale drammaticamente complessa per dimensioni, tempi a disposizione, logistica e aspettative, i ministri si contraddicono tra loro già su quello che dovrà avvenire nei prossimi giorni, a brevissimo, durante le feste, tra chi annuncia inasprimenti e chi alleggerimenti delle misure in vigore, tra un Di Maio che promette aperture agli spostamenti tra comuni e un Boccia che dice “chiudiamo tutto come in Germania”.

Sembra, come all’epoca del lancio di Immuni o dei banchi a rotelle di cui infatti ricordiamo i rendering ma abbiamo visto ben poco nei fatti, che basti una spruzzata di magia per risolvere tutto, annebbiare la vista, dimenticare i problemi.

Non sappiamo davvero se la scelta di non usare le strutture esistenti sia sostenibile dal punto di vista economico e logistico, ma abbiamo serissimi dubbi: sicuramente le scorte di vaccini non andranno solo somministrate, ma anche protette e conservate alle temperature adeguate, e ci chiediamo per quale ragione i centri vaccinali non vengano considerati adatti, o comunque meno adatti di queste nuove installazioni, molto belle ma estemporanee e da realizzare ex novo.

Ma quel che conta di più è che stiamo ancora una volta progettando un edificio partendo dal tetto e non dalle fondamenta. Questa volta, ancora più di altre volte, si tratta dell’edificio – la campagna vaccinale contro il Covid-19 – in cui dovremmo tutti trovare rifugio e protezione. Non è davvero un buon inizio.

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