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Bosnia: l’UE ha l’obbligo di salvaguardare la vita e il valore di ogni persona, costruendo il futuro del Continente

Di Manuela Zambrano e Dino Rinoldi

Il rischio mortale che – in queste ore – corrono circa tremila migranti sparsi nelle campagne attorno a Lipa, nel distretto di Una-Sana in Bosnia Erzegovina, ha già spinto personalità e organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani a lanciare un grido d’allarme che non può più essere ignorato.

Quello che sta accadendo in Bosnia, in particolare con le sempre più basse temperature invernali, con sgomberi di campi d’accoglienza temporanea, con incendi, disperazioni varie e convergenti verso un comune disastro, chiama le istituzioni europee a un’assunzione di responsabilità per affrontare, in prospettiva tanto d’urgenza quanto sistematica, le migrazioni lungo la rotta balcanica (ma non solo) con soluzioni che rispettino i diritti fondamentali dell’uomo di cui tanto si scrive in Carte costituzionali, Trattati e documenti vari.

Ci vuole Più Europa per salvaguardare la vita e la dignità di quanti – uomini, donne, bambini – si accalcano alle frontiere dell’Unione, per prevenire e reprimere la tratta di persone, per aprire una visione adeguata di futuro capace di soluzioni ordinate e ordinarie da dare contemporaneamente a emergenze sanitarie, sociali, economiche che, essendo mondiali, non possono che esser composte in una prospettiva mondiale in cui l’Europa sia attore forte, solidale, attento a ciascuna persona.

Tocca all’Italia – a poche decine di chilometri dai cui confini si contribuisce alla problematica attuale a causa, secondo notizie di stampa, di respingimenti operati dai nostri operatori di frontiera nella zona di Trieste senza verifica delle posizioni personali dei migranti – chiedere Più Europa nelle possibili azioni che la Commissione Von der Leyen, il Parlamento Europeo e lo stesso Consiglio UE potrebbero compiere:

  • Avviare corridoi umanitari puntualmente dedicati, fondati sull’art. 25 del “Codice dei visti” (regolamento UE 810/2009), concordati tra enti pubblici nazionali e associazioni private di assistenza per persone in condizioni di particolare vulnerabilità, alle quali predisporre percorsi di integrazione in territorio europeo;
  • Distribuire in quest’ambito i circa 3.000 migranti dispersi nelle campagne di Lipa tra gli Stati Membri, similmente a quanto avvenuto nel 2015 con le due decisioni del Consiglio UE rivolte eccezionalmente a sgravare Grecia e Italia dalla pressione in specie di profughi provenienti da Paesi terzi rispetto all’UE;
  • Migliorare e approfondire nel contempo l’azione nei Balcani occidentali delle agenzie europee Frontex ed Europol, per operare nei luoghi di frontiera a supporto delle autorità nazionali al fine di contrastare i traffici di migranti e arrestare promotori, realizzatori e complici del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina;
  • Attivare ulteriormente il supporto di EASO (European Asylum Support Office) a Italia, Slovenia e Croazia per contribuire a eliminare cause che portano i migranti ad accamparsi in Bosnia;
  • Intervenire con determinazione nei confronti di Italia, Slovenia e Croazia affinché ottemperino ai propri obblighi di rispettare lo Stato di diritto (art. 2 del Trattato sull’UE) e quindi di verificare la condizione giuridica dei migranti ai sensi della convenzione di Ginevra del 1951/1967 e del diritto UE (compresa la Carta dei diritti fondamentali in vigore dal I dicembre 2009), senza operare illeciti e nascosti respingimenti alla frontiera in modo pure contrario alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo da essi (e dalla Bosnia) ratificata;
  • Richiamare la Bosnia ai propri obblighi di Stato che fin dal 2016 ha chiesto l’adesione all’UE, ben sapendo che anche solo per l’avvio dei relativi negoziati è condizione indispensabile che lo Stato richiedente rispetti anzitutto i diritti dell’uomo (come specificato in materia fin dai Criteri comunitari redatti a Copenhagen nel 1993).

Occorre Più Europa nel governo delle migrazioni lungo la rotta balcanica, occorre Più Europa in quel complessivo governo delle migrazioni che è inaggirabile “emergenza quotidiana”, da affrontare anche con il radicale cambiamento della legge Bossi/Fini del 2002, con l’avviata riforma dei “decreti sicurezza” del governo giallo-verde Conte I, con la rinnovata promozione di una legge italiana sull’attribuzione della cittadinanza, con un quadro comunitario solidaristico che comprenda la riscrittura del regolamento “Dublino” (604 del 2013)  salvaguardando così l’identità europea e il suo percorso di civilizzazione, avviato sulle ceneri non ancora tiepide di antiche e recenti colonizzazioni.

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