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Emma Bonino intervistata da Libero su vaccini, carceri e fondi europei

Intervista di Emma Bonino a Libero.

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1. Il suo articolo sulla Stampa è stato oracolare. Lei ha scritto che “Il bando per lassunzione di 12.000 infermieri e 3.000 medici – peraltro reclutati e formati dopo lavvio delle vaccinazioni – rischia di servire a ben poco, se non si apre al convezionamento di strutture sanitarie private, a cui rischiano di rivolgersi, in ordine sparso, le singole regioni, aggravando le disparità territoriali”. E oggi si scopre il delirio; e che delle 470mila dosi arrivate da noi ne sono state utilizzate solo 35mila. Cosa può fare il governo? Davvero il piano di vaccinazione sarà un flop?

Quando un Governo scrive nero su bianco nel proprio piano strategico di potere disporre di dosi di vaccini per 50 milioni di italiani entro giugno, ma di non pensare di usarle tutte se non entro settembre, denuncia autonomamente e preventivamente la propria impreparazione. Il Governo dovrebbe evitare di fare quello che fa, il consueto gioco a scaricabarile con le Regioni, e fare quello che non fa, cioè coordinare nel piano di vaccinazioni tutte le risorse sanitarie pubbliche e private disponibili e già attive nel Paese. Lidea di selezionare ex novo 15.000 operatori sanitari (3000 medici, 12.000 infermieri), assumerli, formarli e poi ripartirli in centri che neppure si sa quali e dove siano, porta a questa conseguenza: che è partita la vaccinazione, ma non ci sono ancora i vaccinatori e quindi scarseggiano anche i vaccinati.

2. Ritiene che il governo sia in grado di gestire il post pandemia, tra vaccini e gestione dei fondi europei o che – come fa capire Renzi che vuole farlo saltare – il compito ora spetti ad altri? E Renzi ha ragione o è una tigre di carta?

Quasi tutti i governi europei sono alle prese con difficoltà molto serie. Quello italiano con difficoltà ancora più serie, a fronte di risultati ancora peggiori. Io penso che durante una pandemia occorra mettere nel conto limponderabilità degli eventi e la non totale controllabilità delle variabili. Questo dovrebbe consigliare di evitare campagne di colpevolizzazione generalizzate. Del Governo, contro le Regioni. Delle Regioni, contro il Governo. Delle istituzioni contro i cittadini – le peggiori. Quello che però proprio non si può fare è presentare come un successo il “modello italiano” con questi record di letalità e di mortalità e mostrare un’insofferenza intollerabile di fronte a ogni critica. Quanto a quale Governo debba governare nel 2021, lo deciderà il Parlamento. Per quanto mi riguarda, un Conte-ter, un semplice maquillage della maggioranza e un rimpasto dellesecutivo giallorosso non sono prospettive interessanti, perché non costituiscono una alternativa al Governo Conte-bis, che già di per sé non rappresentava una alternativa al governo Conte-uno. Come spesso accade nella storia italiana, il trasformismo si lega allimmobilismo. Per Renzi è diverso, evidentemente. Lui in questa maggioranza (per ora?) ci sta, quindi ragiona come un pezzo di questa maggioranza.

3. Antonio Polito sul Corriere dice che Conte non è Churchill. E che ci sono problemi da risolvere come il solo utilizzo di 88 miliardi di euro dei 127 di prestiti a causa dellesplosione del debito pubblico; o laumento della burocrazia al 30% (che spaventa la Merkel); o i 24 miliardi di prebende per i singoli parti in Finanziaria denunciati da Cassese. Secondo lei tutti questi sono timori giustificati?

Secondo me, sono giustificati sia i timori del MEF di non lasciare crescere il debito oltre limiti già abnormi e quindi di finanziare con i prestiti del Next Generation una parte di spese già programmate, sia le preoccupazioni che il Next Generation venga buttato via in progetti vecchi e clientelari, privi di ricadute effettive sulla crescita. Già la legge di bilancio è diventato un enorme contenitore di “mance”. La possibilità che il Recovery Fund venga sprecato allo stesso modo è molto concreta. Poi, per un giudizio sui progetti, occorrerebbe – anzi a questo punto sarebbe occorsa – una discussione in Parlamento più aperta non solo sui progetti, ma sulle priorità. Che non c’è stata e a questo punto non ci sarà.

4. Non è insolito che per la Sanità siano stanziati solo 9 miliardi quando ne occorrerebbero almeno 25 (mentre il Mes è lì fermo e non lo tocchiamo), mentre per i ministeri più forti come lo Sviluppo si allocano 70 miliardi tra digitalizzazione e transazione energetica (rinnovo dei bonus del 110% compresi)?

Purtroppo la crisi pandemica spinge, per così dire “naturalmente”, verso scelte di breve periodo, che rispondano a condizioni e interessi di emergenza. Ma la scelta sbagliata di non usare il Mes, che era condizionato alla spesa sanitaria, non può condurre a usare il Next Generation sulla sanità. Daltra parte lItalia ha un sistema sanitario in grave crisi non – come si usa dire – in conseguenza delle politiche di austerità, ma per avere dirottato una quota della spesa sociale dalla sanità a interventi come quota 100 e il reddito di cittadinanza, cioè per avere adeguato le politiche di welfare alla logica del puro voto di scambio. Che senza Mes gli investimenti in sanità sarebbero stati insufficienti era assolutamente prevedibile, anzi scontato.

5. Qual è in questo momento la nostra peggior iattura? La burocrazia, la giustizia ultima in Europa, il debito pubblico, lincertezza, il dilettantismo politico…altro?

Non so se i problemi italiani siano tutti riconducibili a una matrice comune. Penso però che rispondano tutte a un meccanismo politico identico, che la rivoluzione “antipolitica” non ha corretto, ma aggravato: in Italia non si cerca il consenso su un progetto di governo, ma si usa il governo per progetti di consenso e in generale di potere. Avviene in tutte le democrazie, ma in Italia in modo più assoluto e radicale e questo è dimostrato dal consenso ampiamente maggioritario dei partiti populisti di destra e di sinistra. Ormai è del tutto normale pretendere di governare a prescindere dalla realtà, dai risultati ottenuti, dalle conseguenze delle scelte compiute. E dunque è ovvio che il processo democratico sia una successione di scambi di utilità immediate, di rendite presenti fondate sui debiti futuri e di costruzione di capri espiatori a cui addossare tutto quello che non va (lEuropa o gli immigrati o le aziende straniere…). Questo deteriora la qualità della democrazia che invece, quando funziona, è fondata su un forte senso di responsabilità non solo degli eletti, ma anche dei cittadini.

6. Qual è il compito dei partiti (soprattutto di voi, Radicali, +Europa e Calenda) e del Parlamento per correre ai ripari?

Direi che ambiziosamente il nostro compito sarebbe intervenire su questo meccanismo, immaginando un rapporto onesto tra i fini che si propongono e i mezzi che si immagina di utilizzare per conseguirli. Per giochi parlamentari – vista la attuale consistenza delle componenti alla Camera e al Senato di +Europa-Azione-Radicali, quattro deputati e tre senatori – non serviamo a molto. Ma sul piano delle idee possiamo servire molto di più. Con Benedetto Della Vedova e pochi altri abbiamo promosso +Europa nel 2017 quando lEuropa era per tutti sul banco degli imputati e quando lanti-europeismo era considerato una sorta di patente di rispettabilità. Il Covid ha invece insegnato a tutti che senza Ue oggi non avremmo neppure chi compra il nostro debito pubblico. Oggi c’è un’opposizione europeista e riformatrice, liberaldemocratica ed ecologista che sta crescendo: se sapremo dar vita, con responsabilità e lungimiranza, a un progetto politico ed elettorale unitario potremo ambire ad essere protagonisti della stagione che prima o poi necessariamente si aprirà.

7. Cosa ci riserva il 2021? Crisi di governo, rimpasto, elezioni anticipate o un burrascoso traghettamento verso il semestre bianco con un collettivo “tirare a campare”? Allestero, lei che frequenta, cosa ne pensano di noi?

Che lItalia sia considerata, da ben prima del Covid, un problema per lEuropa non dipende da un pregiudizio, ma dalla realtà: dipende dalla nostra “crescita”, dai nostri conti pubblici, della nostra scarsa produttività, dall’inefficienza della nostra pubblica amministrazione, dagli standard formativi della popolazione. Da ventanni arranchiamo vedendo crescere il nostro divario dai Paesi più forti e usciremo dal Covid vedendo ancora accentuata questa distanza. Quindi non è strano che si guardi con preoccupazione anche allattuale fase di instabilità istituzionale. Cosa succederà al Governo non lo so, ma tirare a campare non è, dal mio punto di vista, un’opzione possibile, perché più la politica si accontenta di galleggiare più lItalia rischia invece di affondare.

8. Oggi su Repubblica Liliana Segre fa un appello alla vaccinazione da farsi soprattutto nelle carceri italiane, dove il distanziamento è impossibile. Cosa ne pensa? A che punto è la storica battaglia per il rinnovo del sistema penitenziario?

A un punto morto. Dopo che nella scorsa legislatura il governo Gentiloni lasciò cadere la riforma Orlando, la discussione sul carcere è stata sequestrata da un ministro della Giustizia, Bonafede, che nel primo e nel secondo governo Conte ha dato prova di considerare la “costituzionalizzazione della galera” una sorta di pretesa da anime belle e un regalo alla criminalità. Anche sul Covid, è uguale. Sembra che segnalare lurgenza sanitaria della situazione delle carceri – come continua a fare meritoriamente Rita Bernardini – significhi fare un favore a chi non se lo merita, quasi che limmunità da un virus potesse essere distribuita sulla base del merito e non del rischio personale e sociale.

9. Lei è stata considerata una dei migliori ministri degli Esteri. Come ci stiamo comportando noi ora nei rapporti con la Ue, gli Stati Uniti, la Russia, ma soprattutto con la Cina che sta destabilizzando il nostro sistema industriale e che tornerà a premere sul 5G? Cosa le va e cosa no dellattuale politica del ministro Di Maio?

Di Maio è arrivato alla Farnesina dopo avere inanellato nella sua storia politica, come esponente e capo del M5S, relazioni pericolose con tutti i nemici delloccidente democratico. Russia, Cina, Venezuela. Ancora pochi mesi prima di diventare ministro degli esteri, è andato il Francia a sostenere la causa dei Gilet Gialli, che mettevano a ferro e fuoco Parigi. Ora ha evidentemente cambiato registro. Resta il fatto che per chi due anni fa proponeva come Salvini il referendum sulluscita dalleuro accreditarsi oggi come un leader europeista è azzardato. Di questo risente anche la politica estera italiana, che è tutta tattica e estemporanea, di mero galleggiamento, su tutti i fronti principali di crisi globale.

10. Come la vede su un possibile arrivo di Draghi (in questo momento invocato da tutti dalla massaia al mercato a Salvini)? Lo vedrebbe meglio a Palazzo Chigi o al Quirinale?

Penso che Draghi darebbe ovunque buona prova di capacità e intelligenza, posto che ne abbia voglia e gliene sia data la possibilità. Ma la questione più importante sarebbe capire se in Italia c’è un sistema politico capace di supportare, come fece nel 2012 quello europeo, un nuovo “Whatever it takes”. Non per salvare leuro e lUe, ma per salvare lItalia dalla spirale di un declino irrimediabile.

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