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Gianfranco Spadaccia a Il Riformista: caro Zingaretti, stai attento di immobilismo si puo’ morire

Di Gianfranco Spadaccia

Ma davvero per il pd e’ opportuno, in nome dell’unita’ con i 5 stelle e nella ricerca spasmodica di “responsabili”, fare terra bruciata intorno a se’ di ogni altra forza riformatrice, liberaldemocratica e liberalsocialista?

La possibile crisi di governo innescata dalle dimissioni delle due ministre di Italia Viva non è il frutto solo del bullismo di Renzi ma la conseguenza ultima di sei mesi di immobilismo ingiustificabile di fronte all’intensificarsi della crisi economica e al prolungarsi e aggravarsi della crisi sanitaria provocata dalla pandemia. Questo è stato possibile per i dissensi e le diffidenze sotterranee che caratterizzano indiscutibilmente i rapporti fra PD e 5 Stelle ma soprattutto per le scelte compiute dal Presidente del Consiglio Conte che, anziché occuparsi di affrontarle e risolverle, le ha utilizzate per accrescere il suo potere personale e per curare la sua immagine pubblica e la sua costante presenza nei mezzi di comunicazione di massa, l’uno e l’altra inversamente proporzionali alle sue capacità di governo. A peggiorare tutto questo ha concorso la pessima gestione dei provvedimenti di emergenza e dello stesso bilancio dello Stato, avvenuta con scarso rispetto dei principi della democrazia e delle prerogative parlamentari e dominate dall’elargizione di bonus distribuiti a pioggia distribuiti, come ha documentato il prof. Cassese, con criteri corporativi, lottizzatori e clientelari.

Voi ricorderete come Zingaretti all’indomani del voto sul referendum riguardante la riduzione del numero dei parlamentari tentò di rassicurare gli elettori, e tra essi anche il 50% degli elettori del PD che avevano votato NO a quel referendum, garantendo che i mesi successivi sarebbero stati occupati da importanti riforme legislative, economiche e istituzionali. Il prof. Celotto commentò quella dichiarazione osservando che “la via dell’inferno è popolata di buone intenzioni”. E in effetti qualcuno si ricorda della Commissione Colao e del suo articolato documento conclusivo? O delle ampollose quanto inutili dichiarazioni degli Stati generali di Villa Pamphili? O della complicata struttura che avrebbe dovuto gestire gli investimenti del Recovery Fund, concepita a detta di molti per espropriare il governo e per rispondere direttamente al Presidente del Consiglio e proprio per questo caduta nel vuoto? Tutto questo è stato giustamente cancellato ma non può essere dimenticato. E in tutto questo è evidente la responsabilità di Conte come è evidente la responsabilità del movimento 5 Stelle, del suo stato di confusione di fronte alle responsabilità di governo e della superficialità e del dilettantismo di molti suoi dirigenti e parlamentari. Però Zingaretti non è innocente: ne è allo stesso titolo responsabile, perché ha subito (e tanto peggio se lo ha fatto non condividendoli) l’immobilismo del primo e le indecisioni e la confusione dei secondi.

Ci troviamo al centro di una crisi occidentale e mondiale, che qualcuno paragona a quella degli anni 30 del secolo scorso, che si concluse con l’esplosione della seconda guerra mondiale. E come paese dobbiamo affrontarla nella situazione più delicata e difficile, a causa del nostro enorme debito pubblico, della fragilità e instabilità del nostro sistema istituzionale, della paralisi del nostro sistema amministrativo determinata dall’irrisolto conflitto di poteri tra lo stato e le regioni e da mille intralci burocratici creati dall’ingolfamento legislativo. Per questo l’UE, in un sussulto di unità, responsabilità e solidarietà, ha deciso il Recovery Fund, denominandolo Next Generation Eu per destinarlo prioritariamente all’ultima generazione dei cittadini europei, protagonista del nostro futuro E’ una straordinaria opportunità per tutti e in particolare per l’Italia, che, a causa delle sue difficoltà si è vista assegnare la quota più alta e significativa. Perderla sarebbe un disastro, peggio, un crimine commesso ai danni del Paese. E non è vero che l’ultima bozza strappata da Renzi a Conte risolva tutti i problemi. Essa è ancora un elenco di temi e di obiettivi, privo di progetti e di strumenti di attuazione. In questa situazione, di fronte a questa posta in gioco che riguarda il nostro destino, il PD, che dovrebbe essere la componente riformista della maggioranza, che cosa fa? E cosa fa il suo segretario? Pensa di cavarsela prima utilizzando Renzi come strumento di pressione nei confronti di Conte e poi facendo quadrato intorno a Conte contro Renzi? Sarebbe da irresponsabili. Il PD rischia di essere travolto dal proprio tatticismo, dalla politica opportunistica del rinvio, dalla scelta costante del meno peggio.

E’ vero infatti che in questa situazione, dominata dalla doppia crisi sanitaria e pandemica, la crisi di governo agli occhi di tutti non può non apparire un atto di irresponsabilità, ma ad una condizione: che essa possa essere superata sconfiggendo l’immobilismo e dimostrando la capacità di predisporre progetti davvero suscettibili di facilitare la ripresa e il rilancio della nostra economia. Al di fuori di questo, la crisi è nei fatti e non può essere superata o misconosciuta con accorgimenti opportunistici e attendisti. Zingaretti abbia il coraggio di parlare forte e chiaro. Abbia il coraggio della propria responsabilità di leader riformista.

P.S. Sono un radicale di + Europa, noto per non essere all’interno del mio movimento un antipatizzante pregiudiziale del PD. Al contrario non ho citato a caso quel 50% di elettori del PD che, secondo l’Istituto Cattaneo, hanno votato NO al referendum sulla riduzione dei parlamentari, votando quindi come chiedeva e proponeva +Europa e non come chiedeva e proponeva Zingaretti. Sono uno che, senza settarismi, considera un valore e non un disvalore questa contiguità con le aspirazioni riformiste della base del PD e con le dichiarazioni di intenzioni della sua stessa classe dirigente (purché non siano destinate a “lastricare la strada dell’inferno” che porterebbe direttamente al default finanziario dell’Italia e alla crisi dell’Unità Europea). Sbaglierebbero dunque i dirigenti del PD a considerare questo appello come un intervento dettato da intenti solo tattici o da interessi di bottega. Abbiamo scelto la strada di una opposizione costruttiva. Guardiamo solo agli interessi del Paese e al contributo che da esso può venire alla soluzione della crisi economica che rischia altrimenti di essere devastante.

Forse proprio per questa ragione il segretario del PD ritenne di attaccare +Europa all’indomani di quel referendum. Ma lo inviterei a riflettere anche su questo: se sia davvero opportuno per il PD, in nome dell’unità con i 5 Stelle e nella ricerca spasmodica di cd. “responsabili”, fare terra bruciata intorno a sé di ogni altra forza riformatrice, liberaldemocratica e liberalsocialista che non sia solo postcomunista. Ed è una domanda che – ai fini di poter competere davvero con il centro destra – riguarda, credo, l’intero PD: da Orlando a Marcucci, da Franceschini a Del  Rio,  da Serracchiani a De Micheli, da Gualtieri a Orfini a Zanda.

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