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Il contributo del coordinamento XX Settembre per +Europa

Di Giammarco Brenelli, Luigi Corbani, Angelo Pappadà, Cesare Prevedini, Antonio Savoia e Carlo Visco Gilardi (Coordinamento XX Settembre +Europa).

La permanenza del virus e della conseguente crisi economica non deve paralizzare l’attività politica del nostro gruppo, che aderisce al partito di +Europa con alcuni caratteri tipici negli aspetti dei diritti e nella concezione del mercato.

Naturalmente ciò ci oppone alle politiche e alla sottocultura che ha ispirato il Governo Conte.

Vi è da dire poi che, dopo l’uscita di Italia Viva, la componente assistenzialista nel PD esce addirittura rafforzata nella sua ispirazione volta ad un confuso ritorno allo statalismo promosso dai 5Stelle.

Compito del nostro Gruppo è coinvolgere cittadini da tempo estraniati dalla partecipazione e al dibattito sulla cosa pubblica a fronte di un Governo, che dopo le prime battute di semplice chiusura del Paese, aveva mostrato, proprio quando invece si doveva passare al rilancio, la propria inadeguatezza, quando non pericolosità, in campo economico ed istituzionale. Da qualche parte oggi si sente dire che nell’attuale emergenza, serva più concordia e che sono incomprensibili i motivi della crisi, mentre +Europa ha ritenuto, sin dagli esordi, che proprio la crisi pandemica ed economica richiede un Governo adeguato nelle competenze e nei programmi.

Del resto dopo sei mesi dagli Stati Generali, pomposamente annunciati, non esistono tuttora, piani effettivi al di là di proclami televisivi su come spendere i 209,7 miliardi (ormai incrementati da nuovo debito) di next generation EU contro la crisi del Covid.

Infatti, mentre il mercato e le aziende attendono interventi strutturali e finanziamento delle grandi opere il Paese, privo di un piano credibile per la UE, ha assistito alla ben propagandata pretesa di accentrare tutti i poteri decisionali nella Presidenza del Consiglio con delega a commissari di propria nomina con reazione, infastidita e insofferente, per ogni richiesta di controllo che ha, tra l’altro, portato all’uscita di Italia Viva dalla maggioranza.

La silenziosa riforma istituzionale di Conte che ha visto esautorato il Parlamento, con mediatici e quotidiani monologhi diretti al popolo spettatore, sembra, d’altra parte coerente con quel gruppo che, pilastro della maggioranza aveva teorizzato l’inutilità del Parlamento e la democrazia diretta che, come ben conosciamo, è più esposta alla  manipolazione di precise oligarchie.

Il tema della mortificazione del parlamentarismo si confonde con una confusa idea di mercato, ove il primo è sostituito dalla ricerca del consenso con bonus variegati e stravaganti e dove l’assistenzialismo indifferenziato per imprese in crisi e aziende decotte, anche prima del virus, rischia di mortificare la rigenerazione produttiva e la concorrenza.

Al di là del revival di ideologie morte, il trionfalismo del Capo del Governo è, in realtà, consentito soltanto del sostegno europeo al debito italiano. Anzi, i soldi dell’Europa costituiscono un’altra occasione di potere per chi governa nell’immediato e a debito di chi seguirà. Va anche rilevato che il nuovo europeismo giallorosso sembra più che quello di un Paese fondatore, quello del mendicante che cerca il fondo perduto e diffida da ogni controllo del creditore – come avviene sulla stucchevole riluttanza rispetto al MES – mentre questione diversa è ravvisare l’opportunità di sfruttare la liquidità per riscattare il Paese da una stagnazione decennale promuovendo non le mance ma la crescita e dunque il pagamento in un decennio di larga parte del debito.

Frattanto si accentua la divisione tra categorie protette di impiegati pubblici e ceti assistiti, rispetto al sistema delle imprese dei servizi del commercio e del lavoro autonomo che rischia del suo con ristori episodici e tardivi.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti con i dati italiani peggiori in Europa: nell’area euro a novembre 2020 si registra un aumento del 2.5 nella produzione industriale e nella UE del 2,3 mentre gli ultimi dati ISTAT indicano per l’Italia una diminuzione dell’1,4 rispetto ad ottobre.

L’Italia ha i risultati peggiori anche quanto al calo dei beni di consumo, mentre si registra un piccolo incremento per i beni intermedi.

Più che la propaganda e i sondaggi sembra invece ben chiaro il segnale della parte più attiva di un Paese che non crede nella ripresa, come si registra dal vertiginoso aumento della disponibilità liquida sui conti correnti e dalla scarsa disponibilità all’investimento finanziario.

Se è pur vero che la crisi porta ad una difficoltà in tutti i Paesi eccettuata la Cina, è vero che in Italia è in corso un vero crollo, mentre l’ambiente da tempo refrattario all’impresa accentua la tendenza dei grandi gruppi al progressivo abbandono del Paes.

Il Governo Conte nelle sue diverse composizioni è sorto sull’emergenza dell’antipolitica e si è rafforzato grazie all’emergenza sanitaria, non solo stravolgendo la prassi costituzionale, ma dedicandosi costantemente alla propaganda e alla ricerca del consenso tralasciando sia la risoluzione dei nodi storici della società italiana sia i dati dell’emergenza che vi si aggiungono.

Del resto, anche sul fronte della salute pubblica, l’enfatizzazione del modello italiano del contrasto alla pandemia, si scontra con uno dei più alti tassi di decessi al mondo, che se poteva essere giustificato dall’effetto sorpresa nella prima ondata, non trova giustificazioni nel numero di morti e contagi nella seconda.

Le premesse di pseudocultura del grillismo, orientate alla decrescita felice, trovano ampi riscontri nell’estraneità alla logica dei Paesi di democrazia liberale come si è visto nella solidarietà ai gilet gialli, alla calda ammirazione del modello cinese, con più di una solidarietà al regime di Maduro, mentre quando vi è stato un rapporto amichevole con gli USA esso non è certo stato per la democrazia liberale americana ma per chi ne attentava alle sue Istituzioni più sacre.

Sull’amicizia con Trump, molto si è detto mentre ambiguo è stato il rapporto tra la intelligence italiana e Trumpiana nel caso “Russia-gate” che troverebbe conferme nell’ostinazione con cui Conte aveva preteso il suo controllo diretto sui servizi segreti.

Ma se +Europa-XX Settembre, concorda con l’opposizione al Governo Conte si tratta di riaffermare che ciò è in nome del mercato.

Al riguardo, in una fase in cui molti si appellano al patrimonio del liberalismo, va chiarito che esso non ritiene che la libertà, il benessere dei singoli possano essere conseguenza di continui interventi pubblici sempre più invadenti nel tessuto economico e di assistenzialismo sempre più diffuso e mortificante nell’iniziativa dei singoli.

I Liberali non possono rassegnarsi a ritenere che il risanamento strutturale del Paese possa venire da un reddito e una pensione di cittadinanza per oltre tre milioni di cittadini.

Al contrario, il liberalismo, promuove le masse favorendo il profitto e redistribuendolo attraverso i servizi di walfare e il prelievo, e garantendo la correttezza del mercato, con incentivi mirati alla produttività nei momenti di crisi.

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Questa è una parte della nostra analisi e della nostra determinazione ad aggregare i settori più vicini ai valori del mercato e della democrazia liberale e proseguiremo il dibattito sui seguenti urgenti temi:

  • Rimedi contro la deriva antiparlamentare
  • Rimedi contro lo squilibrio dei poteri, con l’invadenza della procura rispetto al potere legislativo ed esecutivo e la lentezza del processo civile
  • Rimedi circa lo strapotere delle caste televisive e dei monopoli
  • Modalità di aggregare altre componenti per determinare un centro laico e liberale intorno a +Europa, anche in vista delle prossime tornate elettorali.
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