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Ventisei giorni di protesta inascoltata: in Myanmar i militari annullano le elezioni

Maria Saeli

Secondo quanto si apprende dal sito myanmar-now.org i militari, responsabili dell’arresto ad inizio Febbraio della Leader Aung San Suu Kyi, hanno annullato le elezioni democratiche di novembre 2020.
Alcuni grandi partiti, tra cui anche la NDL e la Lega Nazionale Shan per la Democrazia, hanno boicottato l’incontro promosso da una commissione elettorale nominata proprio dai militari.

Ciò che sta accadendo in Myanmar oggi, nel 2021, dovrebbe far riflettere molti.

Ed invece, assistiamo a silenzi istituzionali e mediatici imbarazzanti.
Un grande, grandissimo esempio di disobbedienza civile, quella di un intero popolo, passa inosservato o peggio, viene scambiato per altro.

Un popolo, quello birmano, sta chiedendo ormai da inizio febbraio – data dell’arresto della Leader Aung San Suu Kyi da parte della giunta militare – che siano rispettate le elezioni democratiche. E protestano. Pacificamente.

Un intero popolo che scende per le strade da 26 giorni, dotato solamente della sua voce, amplificata dai megafoni, dal suono delle pentole e dai telefoni cellulari della generazione “Z”. Nel silenzio complessivo del resto del mondo.

Voci che si vogliono silenziare, perché assai scomode. E per farlo, si bloccano anche le comunicazioni internet e social, perché non si sappia ciò che sta succedendo. Perché non si sappia che è in atto un vile attacco alla democrazia e alle libertà.
Un’intera generazione, fatta di studenti, lavoratori, gente comune, chiede a gran voce di essere ascoltata.

Ed è impensabile che ancora nel 2021 possa accadere questo.

Ed è ancora più grave che nel cuore dei Paesi democratici non venga acceso un faro su quanto stia accadendo laggiù in Myanmar.
La disobbedienza civile di un intero popolo non dovrebbe restare confinata. Dovrebbe essere di esempio, per tutti.

La democrazia è un esercizio assai complesso, come spesso ripete Emma Bonino, e proprio per tale ragione tante e forti dovrebbero essere le voci a favore del popolo birmano che non merita i nostri silenzi.
Accendiamo un faro. Oggi più che mai!
BANG YOUR POT!

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