News

Sull’appello alle minoranze riformiste da parte de “Linkiesta”: l’adesione del Gruppo XX Settembre di Milano.

Contributo del gruppo XX Settembre di Milano

In Italia era già da molti anni difficile fare impresa mentre, a partire dal Governo Conte lo è ancora maggiormente visto il clima culturale creatosi e diffusosi in senso sempre più dichiaratamente refrattario alla produzione e alla crescita.

Ciò si aggiunge ad un sistema normativo farraginoso e ad un intervento pubblico in economia sempre più invadente che, oltre che gravare sul debito, lede la concorrenza e droga il sistema produttivo con il continuo ricorso ai sussidi.

La stagnazione del sistema economico, come noto, dura da ben prima della pandemia ma i partiti del Governo Conte hanno potuto insistere più agevolmente su sussidi ed assistenzialismo sulla base di una confusa pratica legislativa che ha rasentato un vero e proprio voto di scambio.

La disponibilità di oltre 209 miliardi provenienti dall’Unione Europea ha ulteriormente accentuato la tendenza alla dissipazione costituendo nuovo alibi per qualsiasi spesa, anche fine a se stessa, anche la più effimera ed inutile: dai monopattini ai banchi a rotelle alla regalia del cashback con la giustificazione della lotta all’evasione che aggrava invece il debito per ben 4,5 miliardi, mentre si è persistito a salvare aziende già morte anche prima della crisi.

Il debito buono proposto da Draghi riguarda invece l’investimento sulla scuola e la salute e l’incentivo di opere che costituiscano volano per il sistema per le aziende sane, abbandonando – e diciamolo – alla forza distruttiva e rigeneratrice del mercato quelle che non hanno giustificazione economica per restarvi.

Ciò perché il debito mastodontico può essere pagato solo con la crescita, che crea reddito sano, occupazione e riavvia il clima di fiducia mentre mantenerlo significa sottrarre liquidità – oltre che alle attività direttamente produttive – alla ricerca, alla scuola e alla sanità.

Il Governo Draghi segna, così, più di un’inversione di tendenza rispetto alla velleità del Governo degli inconcludenti – che affidavano il proprio consenso per lo più alla comunicazione – e riporta al centro in primo luogo la categoria, prima mortificata, dalla competenza.

Nello spazio di poche settimane si è determinato anche uno smottamento del quadro politico, che ha posto la crisi del populismo, sia nella versione sovranista come in quella grillina, riportando il consenso generalizzato verso un europeismo, non mendicante ma attivo, e una più o meno condivisa solidarietà nazionale. Ne è conseguita anche la crisi ulteriore della funzione progressiva del PD che ormai non ha altra linea che l’appiattimento sui contenuti della giustizia, dell’economia e del quadro istituzionale con il partito di Grillo che – di questo si deve tener conto – è uscito vincente proprio sui temi nodali per il Paese ed è stato artefice della regressione dalla civiltà giuridica e da una visione moderna dell’economia.

Del resto la linea della “decrescita felice” dell’antindustrialismo, dichiarata nella campagna elettorale, è stata poi coerentemente trasferita al governo con la complicità dichiarata, prima della Lega e poi del PD, che aveva ottenuto in cambio una ben superficiale accettazione dell’europeismo resa sin troppo facile dalle contribuzioni e dai crediti finanziari.

Va colta l’occasione di ciò a tutti i livelli nel Paese, a partire da una scuola ipersindacalizzata, e da un pubblico impiego da riavviare e, dove pure vi sono delle eccellenze confuse e mortificate da assenteismi e ingiusti privilegi.

La vera novità per alcune minoranze come, tra le altre, +Europa nel centro sinistra, riguarda la compatibilità con la linea dei diritti e con una politica economica non orientata da ipoteche peroniste, con quella PD di Zingaretti/Bettini e la necessità non già di realizzare un “centro” ma una sinistra “altra” e di qualità diversa che abbia a che fare con quel tanto di europeo liberale e democratico che esiste nella società e non ha trovato per ora un’offerta politica adeguata.

Sta a noi contribuire a creare un’offerta politica costituita da varie forze presenti e mobilitando vari settori dell’opinione pubblica ormai disinteressati al sistema pubblico.

Sulla base di tali premesse, che costituiscono la motivazione della costituzione del Gruppo XX Settembre in Lombardia, non si può non aderire all’iniziativa del giornale “Linkiesta” tesa a costituire un gruppo unito nel Paese che per semplicità si può chiamare riformista e di cultura liberale e laica.

Condividi su