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Una battaglia per la democrazia politica

Oggi + Europa ha discusso in Corte Costituzionale della legittimità della disciplina della raccolta delle sottoscrizioni per la presentazione di liste alle elezioni politiche.

Come tutti sappiamo si tratta di una disciplina tutt’altro che stabile e, anzi, irragionevolmente mutevole a seconda che abbia ad oggetto le elezioni amministrative, le politiche o le europee.

Inoltre a ogni turno elettorale il numero delle firme da raccogliere per ciascun collegio aumenta (mutevole è anche il numero dei collegi, che segue l’avvicendarsi delle leggi elettorali e, da ultimo, la riduzione del numero dei parlamentari), diminuiscono i giorni a disposizione per la raccolta delle sottoscrizioni, così come diminuisce il novero degli autenticatori (un anno anche gli avvocati e l’anno successivo solo cancellieri e notai), mentre sempre più esclusiva diventa la disciplina dell’esenzione dalla raccolta di firme (un favore dapprima riservato alle forze politiche con un rappresentante in una delle camere, ora invece concesso solo ai partiti presenti con gruppi parlamentari in entrambe le Camere).

La disciplina dovrebbe servire ad evitare la presentazione di liste “civette”, di mero disturbo, sostanzialmente prive di rappresentatività.

Tuttavia dal 1957 (500 firme x 32 collegi = 16.000) ad oggi  si è evoluta trasformandosi in vera e propria barriera di accesso alla competizione elettorale: attualmente (se, come quasi sempre accade, le forze politiche non ammorbidiranno all’ultimo momento la regola, per “gentile concessione”,  prima della prossima tornata elettorale) ai partiti che non dispongano di un gruppo parlamentare formato in entrambe le Camere e dall’inizio della legislatura, è richiesto di presentare 1.500 firme x 63 collegi (ridotti a 49 dalla recente riforma conseguente al referendum sul numero dei parlamentari) – da raccogliere in soli 11 giorni (ulteriormente ridotti in caso di liste apparentate).

Una disciplina irragionevolmente severa che, per +Europa, che ha conseguito 800.000 voti, significa raccogliere la sottoscrizione di circa il 10 % del proprio elettorato.

In Francia non sono richieste sottoscrizioni, in Germania bastano 200 elettori per ciascun collegio, in Spagna occorrono le firme dello 0,1 % degli elettori con esonero per i partiti che abbiano un rappresentante in una delle due Camere.

Si tratta di una vera e propria emergenza democratica: cinque partiti (FI, M5S, PD, Lega e FdI) si sono assicurati l’oligopolio della rappresentanza e continuano ad alzare l’asticella per l’ingresso di “nuovi entranti”, abusando della loro forza parlamentare (un esempio di “dittatura della maggioranza”).

La questione è stata portata da +Europa (anche a vantaggio di forze politiche come Azione, Leu, Verdi o Italia Viva) in Corte Costituzionale e oggi si è svolta la discussione, che potete rivedere qui.

Abbiamo chiesto alla Corte di annullare questa disciplina ondivaga e immotivatamente penalizzante e di dare indicazioni al Parlamento affinché detti, in sostituzione, la disciplina più mite e proporzionata a raggiungere lo scopo di selezionare le sole liste dotate di autentica rappresentatività.

Un grande ringraziamento al Prof. Beniamino Caravita di Toritto e agli avv.to Andrea Mazziotti, Mario Bucello e Stefano Bucello che, insieme a Simona Viola, hanno rappresentato e difeso +Europa in questa battaglia di civiltà (qui potete leggere l’ordinanza di rimessione della questione alla Corte e gli atti giudiziari di +Europa).

Leggi la memoria dell’udienza e il ricorso.

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