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La Conferenza sul futuro dell’Europa: una vittoria liberale, ma poco federalista 

Di Anita Bernacchia e Francesco Franco, per il gruppo Iniziativa Federalista per +Europa

Dopo mesi di stallo istituzionale, la Conferenza sul futuro dell’Europa riceve finalmente il via libera, prima dal Consiglio dell’Ue, poi dalla Conferenza dei presidenti del Parlamento Ue. E’ stata approvata la Dichiarazione congiunta delle tre istituzioni, già pronta dalla scorsa estate, che delinea struttura e tempi del forum democratico. La firma ufficiale dei tre presidenti Charles Michel, Ursula von der Leyen e David Sassoli arriverà in Parlamento mercoledì 10 marzo.

Noi di +Europa lo avevamo chiesto mesi fa, prima della fine del semestre di presidenza tedesca: anche senza definirne i limiti, era necessario che la Conferenza iniziasse al più presto, per avviare il processo di consultazione cittadina con l’obiettivo di riformare l’Ue.

A qualche mese di distanza, ci troviamo davanti a qualcosa di più complicato e sfuggente.

La Conferenza: chi, quando, come?

La Conferenza dovrebbe partire il 9 maggio 2021, Festa dell’Europa, con un anno di ritardo dalla data prevista, per concludersi, per volere di Macron, sempre alla fine della presidenza francese del Consiglio Ue nel 2022. Si opta per una presidenza tripartita di Consiglio, Parlamento e Commissione (Michel, Sassoli e von der Leyen), coadiuvata da un Comitato esecutivo con tre rappresentanti e fino a quattro osservatori per ogni istituzione, e un Segretariato comune. Verrà garantita la rappresentanza di tutti i gruppi politici del Parlamento. Le riunioni avverranno nella Conferenza plenaria che comprenderà anche rappresentanti dei Parlamenti nazionali.

 Una Conferenza dei cittadini?

Una struttura non semplice e un vertice gremito. Ma la linfa vitale saranno i dibattiti e i convegni convocati a livello locale, regionale, nazionale o europeo sia in presenza che online, su una piattaforma digitale multilingue proposta dalla presidenza portoghese. Parola chiave: dialogo con i cittadini. Temi privilegiati: crisi sanitaria, duplice transizione ecologica e digitale, contratto sociale. Prodotto finale saranno delle raccomandazioni che le istituzioni si impegnano ad attuare grazie a un meccanismo di feedback.

Una Conferenza sicuramente ridimensionata e inferiore alle aspettative. Non ci convincono quegli incontri tra cittadini ridotti a semplici “panel”, invece delle annunciate assemblee organizzate e indipendenti, vero nucleo di ascolto della popolazione. Chi come noi sperava in un principio di federalismo dal basso dovrà rivedere le sue aspettative. Eppure gli ultimi dati di Eurobarometro indicano che il 76% dei cittadini Ue ritiene che la Conferenza sul futuro dell’Europa rappresenti un progresso significativo per la democrazia all’interno dell’UE, e il 51% si dice disposto a partecipare alle sue attività.

Una speranza resta accesa per quanto riguarda i giovani, che negli intenti della Dichiarazione dovrebbero “svolgere un ruolo centrale nel modellare il futuro del progetto europeo”. Per loro sono previsti eventi ad hoc.

Ma chi voleva un ruolo rafforzato del Parlamento, come istituzione più adatta a orientare il confronto democratico, dovrà aspettare ancora. E anche chi, dopo un anno di pandemia, auspicava l’incipit di una vera Unione europea della salute, mediante la modifica dei trattati.

L’avvio della Conferenza parrebbe di nuovo il risultato del metodo intergovernativo del Consiglio europeo, che tende a tenere fuori i cittadini dalla consultazione e dalla partecipazione al processo decisionale. Per di più, la discussione annunciata sembrerebbe concentrarsi più sull’agenda strategica approvata dal Consiglio nel 2019 (sulla base di dati 2018). Vorrebbe dire che di fatto si sta convocando non un consesso per il futuro, ma sul passato dell’Europa.

Pur con queste riserve, va riconosciuto alla Germania di Angela Merkel il merito di aver “smosso” il dibattito per avviare la Conferenza -cosa non facile con una pandemia in corso- in continuità solidale con la Francia di Macron che l’ha ispirata. Al Portogallo di Antònio Costa, quello di aver sbloccato l’imbarazzante stallo politico tra Consiglio e Parlamento sulla leadership.

A Guy Verhofstadt la nostra solidarietà di liberali per essere stato definito “troppo federalista” per presiedere la Conferenza. Eppure la Conferenza è una vittoria liberale, proposta del gruppo Renew Europe al Parlamento europeo. “Una priorità per la quale abbiamo lottato duramente. Tutti i problemi dell’Europa saranno messi sul tavolo. Tutte le soluzioni saranno contemplate. Sarà una conferenza dei cittadini e senza tabù”, ha dichiarato con ottimismo il capogruppo Dacian Ciolos. Dietro il rifiuto all’ex premier belga si cela, purtroppo, la non volontà dei leader europei di metter mano alla riforma dei Trattati, aspetto neppure menzionato nella Dichiarazione.

  • Europa democratica e Europa illiberale
  • Bisogna dare atto che la convocazione è comunque un’ottima e importante notizia: è meglio una Conferenza (oggi) rispetto al nulla (domani). Adesso occorre che non resti sui binari in cui la vorrebbe indirizzare il Consiglio europeo e diventi invece il luogo di confronto per permettere ai cittadini, alla società civile, alle forze del lavoro e dell’impresa, agli esponenti delle istituzioni nazionali ad europee, di decidere entro la primavera del 2022 come procedere per adattare le istituzioni transnazionali. Orizzonte finale: completare la costruzione di un’Unione federale, sovrana e democratica.

Auspichiamo che +Europa si ponga alla testa di questa mobilitazione tematica politica, o vi svolga un ruolo di primo piano, onde sostituire l’Europa democratica dei cittadini e del Parlamento europeo all’Europa illiberale ed intergovernativa del Consiglio europeo. +Europa, che è sensibile al più ampio riconoscimento dei diritti civili e democratici, dovrebbe a tal fine rendere l’impegno per la Conferenza un’iniziativa trasversale e caratterizzante del partito. Tutto questo in linea con la mozione Mercanti “Per una +Europa federalista europea” approvata all’Assemblea Nazionale del luglio 2020, e con le priorità del Governo Draghi, tra cui figura il miglioramento dei processi decisionali europei.

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