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ITA: non è ancora nata ma già dovrebbe essere venduta

Di Valerio Federico

ITA, la nuova compagnia pubblica che sostituirà Alitalia dal 15 ottobre prossimo non è la soluzione perché difficilmente sarà in grado di stare sul mercato, di “volare con le proprie ali”. La dimensione non è concorrenziale. ITA oggi può essere solo una soluzione economicamente sostenibile nel breve periodo, a costi gestionali drasticamente ridotti, nella speranza di poter riscuotere l’interesse di qualche grande aggregazione europea ed essere venduta, venduta finalmente a chi rischia i propri soldi e non quelli dei contribuenti.

I sindacati stanno aggiungendo danni a una soluzione, la nazionalizzazione, sbagliata. Respingono l’unico piano oggi in campo, peraltro aggiungendo nuovi scioperi e disservizi ai passeggeri,  dimenticando un quarto di secolo di soldi dei contribuenti buttati, un quarto di secolo di errori dei quali sono stati sodali.

Il piano di ITA ha visto il via libera della Commissione europea e della maggioranza di governo e prevede garanzie per i lavoratori di Alitalia in linea con quelle assicurate agli altri lavoratori italiani, e non salva posti di lavoro improduttivi. Purtroppo, sono previsti tagli importanti alle retribuzioni che paiono inevitabili per rendere sostenibili i costi di una compagnia che dimensionalmente non potrà essere competitiva. Il piano ITA mette a gara, almeno, il brand e i servizi di handling e manutenzione, soluzione di mercato che vede l’opposizione dei sindacati.

Dal 1997, anno della liberalizzazione europea del trasporto aereo, Alitalia non è mai stata in grado di stare sul mercato con le sue ali nonostante il traffico aereo sia triplicato nel periodo, i vari governi hanno distorto il mercato con coperture di perdite e prestiti ponte – 13 miliardi di euro dei contribuenti dal 2008 – e la compagnia ha prodotto continuamente extra-costi promossi dai governi e dai sindacati.

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