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La Svizzera ha scelto l’amore e ha detto sì al matrimonio egualitario. L’Italia cosa aspetta?

Di Yuri Guaiana

Quasi due svizzeri su tre si sono dichiarati pienamente d’accordo con il matrimonio egualitario nel referendum di oggi, indetto dai partiti conservatori contro la decisione del Consiglio federale e del Parlamento che a dicembre 2020 avevano aperto il matrimonio alle coppie omosessuali con 136 sì, 48 no e 9 astensioni al Consiglio nazionale e 24 sì, 11 no e 7 astensioni al Consiglio degli Stati.

Il percorso legislativo era iniziato nel 2013 grazie a una proposta di legge presentata dal gruppo Verde liberale. Mentre, nel 2016, il Partito Popolare Democratico aveva lanciato un’iniziativa popolare, chiamata «No agli svantaggi per le coppie sposate», che prevedeva di definire nella Costituzione il matrimonio come «convivenza tra un uomo e una donna» e che, fortunatamente, è stata respinta.

Dal 2007 le coppie dello stesso sesso potevano accedere alle unioni domestiche registrate, ma, malgrado i diritti riconosciuti da quell’istituto fossero aumentati nel corso degli anni, restavano importanti differenze rispetto al matrimonio: l’estensione della cittadinanza svizzera al proprio partner attraverso la naturalizzazione facilitata, l’adozione congiunta di figli e l’accesso alla medicina riproduttiva. Tutte queste disparità sono state finalmente superate oggi, grazie al voto dei cittadini e delle cittadine elvetiche.

Il Consiglio federale e il Parlamento hanno raccomandato di votare sì sulla base del fatto che ciascuna copia deve poter scegliere liberamente se e come regolare giuridicamente la propria relazione e che l’attenzione e le cure rivolte dai genitori ai propri figli non dipende dal tipo di struttura famigliare.

Il fronte del no, guidato dal partito popolare svizzero di destra (Udc), sì è, invece, concentrato prevalentemente sui diritti dei minori, con cartelloni che mostrano bambini in lacrime e slogan che affermano che la nuova legge «ucciderà il padre».

Dopo l’Irlanda, la Svizzera è il secondo Paese europeo a votare a favore del matrimonio ugualitario in una consultazione referendaria. Nonostante non sia mai una buona idea sottoporre i diritti umani di una minoranza a un referendum, il successo di oggi dimostra l’ottimo lavoro fatto dal movimento LGBTI svizzero e l’efficacia di un sistema istituzionale che offre ai cittadini tutte le informazioni e gli strumenti necessari per esprimersi consapevolmente nelle consultazioni popolari. Con il voto di oggi, diventano 30 i Paesi che riconoscono il matrimonio fra persone dello stesso sesso, 16 dei quali in Europa. E l’Italia? Ormai siamo parte di una minoranza di Paesi europei che continuano a discriminare le coppie dello stesso sesso per quanto riguarda l’accesso all’adozione e alla medicina riproduttiva, esattamente come accadeva in Svizzera, e per quanto riguarda il riconoscimento alla nascita dei figli per i genitori Lgbti e l’estensione di tale riconoscimento ai minori già nati. Se in Svizzera hanno dovuto attendere 14 anni per passare dalle unioni civili al matrimonio egualitario, noi dobbiamo fare molto prima! Ne va dei diritti dei figli dei genitori Lgbti che la Corte costituzionale ha già chiesto di proteggere in ben due sentenze.

Più Europa è a favore di una riforma del diritto di famiglia che riconosca i diritti di tutte e tutti e la libertà di ciascuno di organizzare liberamente la propria vita familiare e privata e sarà sempre al fianco del movimento LGBTI italiano, sostenendone le lotte.

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