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Anche sugli Ogm è tempo di ascoltare la scienza

Un agricoltore friulano, Giorgio Fidenato, continua da anni la sua disobbedienza civile perché venga garantita anche agli agricoltori italiani la possibilità di coltivare varietà geneticamente modificate ammesse alla coltivazione dall’Unione Europea, che permetterebbero un’agricoltura più produttiva, più sana e più attenta all’ambiente. Anche quest’anno il suo mais è stato distrutto dalla guardia forestale, e anche quest’anno Giorgio si prepara a una lunga battaglia legale per vedersi riconosciuti gli stessi diritti degli agricoltori di altri paesi.
Il mais seminato da Giorgio Fidenato non ha avuto bisogno bisogno di trattamenti insetticidi perché è già resistente ai parassiti come la piralide.
Il suo raccolto non sarebbe stato danneggiato dalle aflatossine, una muffa cancerogena molto diffusa nei raccolti di mais convenzionale proprio a causa della piralide.
Il mais di Fidenato era sicuro, ha superato tutti i test per l’autorizzazione alla vendita (non richiesti per le varietà convenzionali) e viene coltivato da decenni in tutto il mondo senza che sia mai stata documentata alcuna controindicazione per la salute o per l’ambiente.
Il mais di Fidenato è stato distrutto, ma i mangimi degli allevamenti italiani saranno comunque prodotti con mais geneticamente modificato coltivato all’estero la cui vendita è consentita nel nostro paese.
Nel nostro paese non è solo vietata la coltivazione delle varietà genericamente migliorate, ma anche – caso unico al mondo – la ricerca e la sperimentazione in campo aperto.
L’opposizione verso le varietà transgeniche è il frutto di una visione antiscientifica e irrazionale che la politica e un certo tipo di marketing hanno assecondato per molti anni, e che ormai dovremmo superare. L’agricoltura italiana merita di poter crescere nella direzione della sostenibilità ambientale e della produttività.
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